Il Giro d’Italia 2014 e la memoria della Grande Guerra

La Prima Guerra Mondiale ebbe inizio il 28 luglio 1914, allorquando l’Impero Austro Ungarico dichiarò guerra al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este il 28 giugno 1914 a Sarajevo e si concluse oltre quattro anni dopo, l’11 novembre 1918.
Quest’anno cade il centesimo anniversario dell’inizio della Grande Guerra e il Giro d’Italia (vai al sito) attraversa luoghi che rievocano la memoria di eventi epici e drammatici e ricordano uomini di grande valore che hanno fatto onore all’Italia.
Uno di questi eroi è il Generale Rodolfo Graziani che prese parte al conflitto col 131° Fanteria che si unì alla 29° Divisione del Gen. Marazzi. Con la Divisione fu schierato a cavaliere dell’Isonzo nel settore del San Michele. Lì rimase fino al giugno del 1916, alternando i turni di impiego tra la sinistra del fiume da Lucinico a Monte Fortin e la destra, cioè Cima 1 – Cima 2 del San Michele, inferno del Carso. Il reggimento fu presto decimato e Graziani, pur essendo il Capitano meno anziano del battaglione, ne prese il comando. Rodolfo Graziani si distinse in diverse operazioni militari dimostrando di avere una capacità strategica eccezionale. Le sue capacità gli permisero, proprio alla fine della Prima Guerra Mondiale, di essere promosso Colonnello alla giovane età di trentasei anni, in assoluto il più giovane Colonnello nella storia dell’Esercito Italiano.
Ed è proprio Affile una delle località toccate dal Giro d’Italia del 2014. Infatti la 7a tappa del 16 maggio parte da Frosinone e passando per Affile, paese di Rodolfo Graziani, arriva a Foligno.
Il ricordo del conflitto e delle gesta dei nostri patrioti continua il 27 maggio con la 16a tappa che va da Ponte di Legno a Val Martello Martelltal passando per lo Stelvio dove svettano le cime del gruppo dell’Ortles – Cevedale che fu il fronte occidentale dei combattimenti che videro coinvolti i nostri soldati (approfondisci).
Il 28 maggio la 17a tappa parte da Sarnonico e arriva a Vittorio Veneto che fu protagonista sul fronte italo-austriaco della omonima battaglia che pose fine alle ostilità tra i due paesi sul finire della prima guerra mondiale.
La 18a tappa, che si svolge il 29 maggio, parte da Belluno e arriva al Rifugio Panarotto. Belluno, durante il primo conflitto bellico funse da centro della retrovia sul fronte italiano, e il Comitato di assistenza civile si impegnò nei sussidi a famiglie bisognose e soldati e curò il ricovero ed il mantenimento di minori, vedove, povere o ammalati. Ogni aiuto venne però incentrato sulla sola città, mentre le campagne vennero abbandonate a se stesse. La carità cittadina procurò scarpe e indumenti invernali per i soldati, mentre la raccolta popolare del soldino si premurava di raccogliere soldi per le truppe, a fianco alle sottoscrizioni mensili. La sfortuna colpì poi il territorio comunale: nell’agosto del 1917 un uragano si abbatté sulle campagne, distruggendo le colture e provocando come diretta conseguenza la carestia nel successivo inverno. Il 1° settembre 1917 si svolse un duello aereo nel cielo di Belluno, dove morì, sotto gli occhi dell’atterrita e commossa popolazione, Arturo Dell’Oro, al quale venne successivamente dedicato l’aeroporto di Belluno. Pur di abbattere l’aereo nemico, Arturo si lanciò con il suo velivolo contro quello avversario, precipitando poi sulle rocce della Palazza, dove venne recuperato i giorni successivi e poi seppellito nel cimitero di Prade. Il 24 ottobre 1917, giorno della disfatta di Caporetto, aprì il cosiddetto an de la fan (anno della fame) a Belluno. Più di 5000 cittadini e parte della giunta fuggirono dalla città, che fu interessata nei giorni successivi dal passaggio delle truppe italiane in rotta, che fecero saltare il viadotto ferroviario sull’Ardo e il ponte sul Piave. Il 10 novembre entrarono in città le truppe austriache che, lacere e affamate, saccheggiarono la città. Perfino la copertura di rame dell’angelo sul campanile del Duomo venne asportata, creando un danno ancora attuale alla statua, cioè delle infiltrazioni di acqua.
Il 30 maggio la 19a tappa parte da Bassano del Grappa e arriva a Crespano del Grappa dove si trova il Museo storico della Grande Guerra (approfondisci).
La 21a tappa, con la quale si conclude il giro, si svolge il 1 giugno con partenza da Gemona del Friuli e arrivo a Trieste. Trieste fu una delle città che più soffrirono le direttive italofobe del governo imperiale asburgico che promossero una serie di misure repressive e discriminatorie a danno degli Italiani di Trieste. Esse però contribuirono in modo importante alla diffusione delle idee irredentiste all’interno della comunità italiana che si percepiva sempre più minacciata nella sua esistenza stessa dall’azione congiunta del governo austriaco e dei nazionalisti slavi locali, fra loro alleati in funzione anti-italiana. Trieste fu, con Trento, oggetto e al tempo stesso centro di irredentismo, movimento che, negli ultimi decenni del XIX secolo e agli inizi del XX aspirava ad un’annessione della città all’Italia. Il 23 maggio 1915, alla notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, vennero incendiati da dimostranti filoaustriaci, oltre alla sede della Lega Nazionale, il Palazzo Tonello dove si trovava la redazione del quotidiano irredentista “Il Piccolo” e l’edificio della Ginnastica Triestina, associazione sportiva irredentista. Allo scoppio della prima guerra mondiale, 1041 triestini si rifiutarono di combattere sotto le bandiere austro-ungariche e, subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, si arruolarono nel Regio Esercito. Fra i 182 volontari che persero la vita nel corso del conflitto, si ricordano gli scrittori e intellettuali Scipio Slataper, Ruggero Timeus e Carlo Stuparich, fratello del più noto Giani. Il 4 novembre 1918 le truppe italiane entrarono finalmente a Trieste, accolte con irrefrenabile entusiasmo. In quello stesso mese di novembre, al termine della prima guerra mondiale, Trieste fu unita all’Italia. Le sofferenze della città di Trieste non finirono però con la fine della Grande Guerra, alla fine della Seconda Guerra Mondiale il suo popolo conoscerà anche le atrocità delle Foibe ad opera dei comunisti Titini.

La scelta di Trieste, in luogo della tradizionale Milano, come degna conclusione di un Giro che volge lo sguardo alla memoria del nostro paese non può che destare orgoglio. Un plauso va agli organizzatori del Giro d’Italia per aver scelto un percorso che tocca luoghi epici nel ricordo di tutti quegli Italiani che dimostrarono coraggio fino a dare la propria vita per l’unità della Nazione.

I servizi sociali ad Affile per Silvio Berlusconi

Giovedì 10 aprile i giudici decideranno se Silvio Berlusconi sarà affidato ai servizi sociali o se invece dovrà scontare la pena ai domiciliari. Essendo poco probabile quest’ultima ipotesi, il Comune di Affile rinnova la proposta di scegliere proprio il paese del Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani per l’affidamento ai servizi sociali. Il popolo Affilano sarebbe orgoglioso di ospitare un così illustre connazionale verso cui nutre profonda ammirazione.